«Devo capire cosa i miei ragazzi possono dare sul piano della tenuta psicologica. Dobbiamo competere con la migliore del campionato, non deve lottare per la salvezza, quindi dovremo avere una tenuta di testa costante, perenne. Se non c'è questa qualcuno potrà dire che manca il carattere. Lavorerò per portare di nuovo una mentalità vincente, quella di inizio stagione».
«I brasiliani fanno gruppo a sè? L'importante è che mi diano compattezza in campo. Non è necessario che poi i giocatori si frequentino anche fuori dal terreno di gioco. Il rendimento di tutti i giocatori della Juve è sotto la loro media, il mio obiettivo è riportare individualmente la crescita media a quella delle stagioni precedenti. In questo modo anche il collettivo andrà meglio», ha detto Zaccheroni.
«Ho parlato prima di tutto con il capitano, gli ho detto cosa mi aspettavo da lui e avrò colloqui personali con tutti. Uno per uno. Devo capire le risposte che mi daranno. Io speravo di venire alla Juve ma non l'ho deciso io. John Elkann mi ha chiamato, abbiamo parlato per dieci minuti. Mi ha detto che nutre grande fiducia nei miei confronti, mi ha detto che qualcuno gli ha parlato bene di me e mi ha fatto un grande in bocca al lupo».
«Quando ho capito di poter diventare l'allenatore della Juve? Quando i giornalisti hanno cominciato a fare anche il mio nome fra la lista dei papabili. Io ci speravo, ovviamente. In questo momento mi manca il tempo per pensare. Io devo pensare, non giocare. Devo capire come mostrare i pregi della mia squadra e nascondere i difetti. Paradossalmente domani, durante l'attesa della partita, sarà il primo momento in cui potrò pensare da quando sono arrivato».
«La nostra classifica cambierà in base ai tempi che impiegheremo io e la squadra a condividere l'idea che ho in testa. Non basta esporla, dovremo poi praticarla sul campo. Questa idea è valida e toccherà a me dimostrarlo ai calciatori. Il modulo non è fondamentale ma è importantissimo condividere un obiettivo principale e su questo si costruirà un'idea vincente. Dovremo creare un pensare comune che ci permetterà di far bene collettivamente».
«Mi sono sentito dimenticato in questo periodo di inattività? E' una scelta che ho fatto ad inizio carriera. Io non ho indossato la tuta da allenatore perchè non avevo nient'altro da fare. La mia è una scelta di vita. So cosa vuol dire fare l'allenatore. Il calcio è il mio mondo anche se non ho mai giocato 300 partite da professionista. Ho sempre preferito intraprendere il percorso del non compromesso. Io non ho mai avuto un procuratore, mi sono sempre gestito da solo in tutto, a cominciare dai contratti. Non ho mai chiesto raccomandazioni. Ovviamente così facendo mi sono sentito libero - non avendo un procuratore in comune con un calciatore che magari poi devo far giocare per forza - ma allo stesso tempo mi sono visto chiudere delle porte in passato. Ho avuto la forza di non farmi condizionare mai dall'aspetto economico, ho incrociato le braccia e ho continuato a seguire da fuori il calcio fino a ieri. Sul piano della correttezza la Juventus sa che può stare tranquilla».
«Vorrei riportare lo spirito della Juventus di inizio stagione. Il rombo? In questa squadra è una soluzione azzeccata. L'idea è quella di avere una squadra compatta, tenace, aggressiva e dinamica. Tutte caratteristiche che servono per questo tipo di campionato».
«Che accoglienza mi aspetto dai tifosi? Andranno conquistati, ovviamente. Uno come me ha solo questa strada da percorrere. Devo conquistare le simpatie dei miei calciatori e poi dei tifosi in base ai risultati. Nel calcio metto tutto in preventivo. Sono arrivato in una squadra in difficoltà a causa di alcuni risultati negativi. Ma ci sono abituato, la stessa situazione l'ho già vissuta con la Lazio e con l'Inter. Non ho paura».
«Io non faccio distinzioni fra i giocatori. La società magari le può fare ma il tecnico no. Io voglio solo che la mia idea venga condivisa da tutti, nessuno escluso. Le stagioni migliori sono sempre coincise con una unità di intenti. In uno spogliatoio c'è chi viene ascoltato di più e di meno, io però parlerò solo alla squadra per convincerli della mia idea di calcio. Dentro lo spogliatoio ci deve essere rispetto dei ruoli, sempre».
«Mi sono concentrato sul poco tempo che ho avuto a disposizione sulla Juventus e sui nostri avversari di domani. Sfrutterò il vantaggio di giocare nel posticipo per guardare bene i pregi e i difetti della Lazio anche se mi concentrerò sugli uomini che ho a disposizione. Noi abbiamo il dovere di fare la partita».
«Chi ama questa professione sa che quando un tecnico arriva in una situazione del genere - visto che ha avuto pochissimo tempo per conoscere la squadra - va incontro al rischio di dire tutto quello che sente dentro creando ancora maggiore confusione e ansia in una squadra in difficoltà. Io non ho fatto questo errore».
« La squadra mi ha dato la sua disponibilità, nessuno ha obiettato. Questo è il punto di partenza principale. Sarò sempre vigile e dai miei ragazzi voglio chiarezza in ogni circostanza».
«Mi aspetto questa sera una partita tutta grinta e vorrei vedere una squadra senza le paure che l'hanno attanagliata nelle ultime uscite. L'aspetto psicologico è quello che conosco meno e quindi è quello più delicato perchè dal punto di vista tecnico-tattico so la Juve come funziona».
foto e news corrieredellosport.it (http://www.corrieredellosport.it)